Tre recensioni thriller: Tuti, Basso, Carrisi

Oggi una recensione multipla: Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti, Un caso speciale per la ghostwriter di Alice Basso e Il tribunale delle anime di Donato Carrisi.

Devo però fare una premessa, a parziale giustificazione del mio giudizio: non mi piacciono i gialli né i thriller soprattutto se sono fini a sé stessi, a riprova basti pensare che non ho mai più letto una riga di Stephen King dopo aver letto da adolescente Christine la macchina infernale.

Veniamo ai tre libri in questione. Ilaria Tuti è attualmente una delle scrittrici italiane sulla cresta dell’onda. Ha fatto razzia di premi, di copie vendute e di traduzioni in molti paesi. E’ partita da zero, vincendo quell’intricatissimo guazzabuglio letterario che è il torneo letterario Io Scrittore, aggiudicandosi la pubblicazione per Longanesi di Fiori sopra l’inferno e conquistandosi poi una meritatissima platea internazionale di lettori. Dovevo quindi leggerla. Resta il fatto che il suo romanzo di esordio mi è piaciuto così così.

artiamo da cosa mi è piaciuto: mi piace come scrive, il lirismo delle sue descrizioni è fantastico e questo già di per sé per me vale la lettura, perché c’è sempre da imparare da chi scrive bene. Non mi è piaciuta invece la storia, che ho trovato un po’ banale e non mi è piaciuta la forzatura di alcuni stereotipi sulle comunità montanare chiuse. Ho trovato molto più genuino, per esempio, Le regole della risonanza, di Francesca Bognolo che ho recensito qui e che è ambientato anch’esso in una piccola comunità montanara.

Veniamo al secondo libro.: Un caso speciale per la ghostwriter è un giallo sui generis… e infatti mi è piaciuto molto di più. Ecco i plus (ricordatevi che plus si legge plus e non plas, perché deriva dal latino e non dall’inglese, così come summit si legge summit e non sammit): Alice Basso scrive bene e conosce tutti i trucchi del mestiere (non a caso è anche editor. Scrive bene e sfrutta tutte le tecniche disponibili. In più condisce le sue storie di abbondante ironia: mi sono divertito a leggerlo e mi sono anche alleggerito. In questo caso dunque posso dire che nonostante il genere… il libro mi è piaciuto.

Non posso dire altrimenti di Donato Carrisi. So che qui rischio la lapidazione. Ma Il tribunale delle anime non sono neppure riuscito a finirlo (l’ultimo libro che non avevo terminato era stato Il teorema del pappagallo di Denis Guedj, ma solo per manifesta incapacità mia di intrecciare qualsiasi relazione costruttiva con i numeri). So che per un giudizio minimamente oggettivo dovrei leggerne altri di Carrisi, tuttavia no, non mi piace come ha scritto Il tribunale delle anime: stile troppo asciutto, frasine semplici, nessun virtuosismo, né lirismo. Eh! Ma lui crea grandi storie. Può darsi. A me non ha preso neppure questa grande storia, che pure doveva stuzzicare la mia fantasia, visto che è costruita su due racconti paralleli che immagino prima o poi si riuniscano. Immagino eh, in fondo non ci sono arrivato, ma forse è anche colpa mia che ho abusato tre volte di fila di un genere che non mi piace troppo.

Photo by Joshua Sukoff on Unsplash

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